Cemento, cemento, cemento.

cemento

Grazie ad una funzione molto interessante del nuovo motore di ricerca italiano Istella, “mappe storiche“, ho confrontato l’immagine satellitare di una zona della periferia di Roma del 1998 con oggi.

L’impatto visivo è devastante. In poco più di 10 anni li dove c’era il verde appare oggi una “macchia grigia” di dimensioni enormi. Densificazione raddoppiata. Cemento ovunque. Servizi assenti. E politica latitante che ricorda queste zone solo durante la campagna elettorale, con promesse futili.

Una città nella città, una periferia nella periferia.

E si continua a costruire. Incessantemente. In nome di un piano “regalatore“, più che regolatore.

La domanda di case è in calo da anni, per le giovani coppie trovare un lavoro stabile è un’utopia, di conseguenza ottenere un mutuo è pura fantascienza. Dagli anni ’80 la popolazione residente sta costantemente scendendo. La gente fugge da Roma, una città ormai abbandonata, stretta nella morsa del traffico, dell’abusivismo, della legge del più forte e del più prepotente.

Ma questo ai “palazzinari” poco importa, l’importante è tirare su edifici. Per le infrastrutture vedremo. I servizi, chissà. Tanto la politica ha ormai l’abitudine di tutelare le lobby e le grandi potenze economiche più che i cittadini.

Di piazze, parchi, luoghi di aggregazione, luoghi dove incontrare gli altri e confrontarsi, discutere, neanche a parlarne.

I cittadini meglio che stiano rinchiusi dentro casa.

Trasporto pubblico efficiente, metropolitane, piste ciclabili, bike sharing, car sharing, parole sconosciute.

I cittadini devono essere costretti a prendere l’auto, a stare tre ore in fila per andare al lavoro, a stressarsi, a spendere migliaia di € l’anno per un mezzo inefficiente, antieconomico e dannoso per la salute.

Solo cosi possono essere “controllati“, “anestetizzati“.

In tutto il VI (ex VIII) Municipio non c’è un parco pubblico degno di questo nome, un percorso archeologico attrezzato che valorizzi il patrimonio culturale presente, una rete di biblioteche. Sono 30 anni che aspettiamo una “banalemetropolitana, che all’estero si costruisce in pochi anni e soprattutto prima delle abitazioni.

A quando un cambiamento di prospettiva?

 

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